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L’addebito della separazione non può basarsi sulla sola confessione di un coniuge che abbia ammesso di aver violato i doveri matrimoniali.

L’addebito della separazione non può basarsi sulla sola confessione di un coniuge che abbia ammesso di aver violato i doveri matrimoniali.

Ammettere di aver violato i doveri coniugali, come ad esempio riconoscendo di aver tradito il rispettivo partner, non è sufficiente, senza ulteriori prove, per giungere all’addebito della responsabilità della separazione.

Tale principio costituisce l’applicazione della regola in materia di prova, estrapolabile dal codice civile, per cui le confessioni, quando riguardano diritti indisponibili, non possono avere valore probatorio. Tuttavia, come chiarito dalla Cassazione in riferimento ai procedimenti di separazione giudiziale, le ammissioni di colpa di uno dei coniugi, pur non costituendo prova di per sé, possono essere utilizzate come indizi e presunzioni e possono essere valutate da parte del giudice, assieme ad altre prove raccolte, al fine della decisione relativa all’addebito (Sentenza della Corte di Cassazione nr. 7998/2014).

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